
Quando creiamo un personaggio per una campagna di D&D o scegliamo un avatar in un videogioco, non stiamo solo giocando: stiamo chiedendo al nostro cervello di essere, per un po’, qualcun altro. Partendo dalle neuroscienze vedremo come il senso di “questo corpo è mio” sia sorprendentemente flessibile, e come incarnare un corpo diverso dal nostro, anche di un altro genere, possa cambiare il modo in cui ci percepiamo, ci comportiamo e guardiamo gli altri. Poi ci sposteremo al tavolo da gioco, dove succede qualcosa di simile attraverso le storie: il personaggio diventa un permesso per esplorare vulnerabilità, cura e genere come spettro, e a volte qualcosa ci resta addosso anche dopo la sessione. Ne parleremo insieme a giocatrici e giocatori di ruolo, tra ricerca ed esperienze vissute, senza trascurare i limiti: il gioco non ci trasforma per magia, ma può essere un laboratorio prezioso per scoprire chi siamo.
Gaia Carlotta Fiamberti
Gaia è dottoranda in neuroscienze e studia come costruiamo emozioni e identità. La sua ricerca esplora come l'intelligenza artificiale possa ampliare lo studio dei volti e come interiorizziamo le norme di genere su cosa sia giusto provare. La domanda che la guida: quanto di ciò che sentiamo è nostro, e quanto l'abbiamo imparato? Per questo la affascinano cosplay e gioco di ruolo, dove quei copioni si possono riscrivere.

